Apocalis Sticazzi’s Weblog

Cogito ergo ruhm… confessioni di una mente pericolosa

Dormono sulla collina

Pubblicato da apocalisticazzi su Maggio 18, 2008

Quando nel 1915 Edgar Lee Masters pubblicò l’ “Antologia di Spoon River” il successo fu così grande che si pensava che ogni americano, a meno che non fosse analfabeta, l’avesse letta; fu considerato in assoluto come il libro di poesie più letto fino a quel momento (e probabilmente è fino ad oggi una delle raccolte di liriche più conosciute al mondo). In Italia questa raccolta di poesie uscì quasi vent’anni dopo nel 1943.
L’ “Antologia di Spoon River” è una raccolta di epitaffi, ossia di iscrizioni tombali: Masters trascorse la sua infanzia a Petersburg, un piccolo villaggio sul fiume Sangamon, in vicinanza di una collina su cui sorge un vecchio cimitero chiamato Oakland o Oak Hills; a undici anni, con la famiglia si trasferì in un altro paese, a circa trenta miglia dal primo, chiamato Lewinstown dove scorre il fiume Spoon. L’autore stesso disse che cinquantatre epitaffi sono ispirati da personaggi di Petersburg e sessantasei da quelli di Lewistown. Si narrano anche delle leggende a riguardo: si dice che molti fossero infuriati col poeta per aver, seppure con falso nome, portato in pubblica piazza i propri affari personali e si parla dell’esistenza di una lista con tutti i nomi fittizi accanto a quelli veri cui si riferiscono.

Masters non usa la metrica, ma scrive in una forma che lui stesso definisce ” meno del verso e più della prosa” e descrive i personaggi con una loro unicità come se volesse ” ricostruire tutta un’esistenza e cristallizzarla in blocco nell’attimo della morte “. La prima poesia intitolata “Sulla Collina” ci porta in un vero e proprio cimitero, situato sulla cima di una collina in un piccolo villaggio vicino al fiume Spoon.
In ogni poesia i morti parlano di sé, dipingono con tocchi fugaci il senso ultimo della loro vita: Masters ci fa entrare nel cuore di ognuno attraverso i suoi rimpianti, e le sofferenze; e scopriamo un modo nuovo di guardare alle cose e alle persone: ognuno infatti si ritiene segnato, assunto a un ben preciso ruolo, da un avvenimento che ha caratterizzato la sua vita, come se in realtà la sua stessa vita non fosse stata altro che girare furiosamente attorno a quell’unico avvenimento. Nella raccolta troviamo tutti : il ricco, il povero, il bambino morto per aver contratto il tetano mentre giocava, il bambino morto ancora prima di nascere, la moglie tradita, il marito adultero, la poetessa sgraziata come Saffo, il soldato, il filosofo, la prostituta… insomma il paese intero, dove tutti i personaggi ci svelano i legami d’amore e di odio che avevano nella vita. Ma allora perché parlare dei morti? Forse perché quando le cose si osservano da lontano appaiono più chiare, perdono i contorni del soggettivismo, diventano giudicabili. Forse perché è importante recuperare il senso della memoria. O ancora per scoprire se le cose sono cambiate.
Lo scopo del poeta quindi è quello di scoprire l’essenza della vita quotidiana e di trovare un elemento che insieme unisca e sintetizzi tutto il genere umano, e lo trova nel “fallimento”. Non è più importante scoprire se i personaggi abbiano o meno delle qualità morali: per Masters l’importante è vedere se il personaggio è o non è un fallito.

Quasi tutti i protagonisti delle poesie sono dei falliti: hanno fallito in amore, nel lavoro, nella vita. Per la prima volta il paesino di campagna, fino ad allora ritenuto il centro della vita e della moralità americana viene criticato e ne vengono messi in evidenza i comportamenti che si celano dietro la maschera della rigida etica puritana.
Masters assume allora anche una connotazione morale, sottolineando allora che il fallimento dipende in generale dall’aver inseguito un’ideale erroneo (nell’America del primo ‘900 il successo economico), e che solo le anime semplici riescono a trionfare nella vita.

Dove se n’è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov’è Herman bruciato in miniera.
Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l’altro che uscì già morto di galera.
E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l’altra d’amore.
E Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.
E Lizzie che inseguì la vita
lontano, e dall’Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono i generali
che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto
dove i figli della guerra
partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male
hanno rimandato a casa
le loro spoglie nelle bandiere
legate strette perché sembrassero intere.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dov’è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant’anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate
sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
“Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”

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