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Nel greto della nostra intimità…a volte le parole si prosciugano e il fiato non ha via d’uscita….
Momenti che si perdono così…un libro aperto quando viene il buio e noi…colpevoli di troppo aridità
Lasciati guardare un po’ più a fondo – finché si può…senti come tremo perchè sento…che tutto finisce qui
Lasciati guardare un po’ più a fondo – finché si può…un ultimo saluto al nostro tempo…e tutto finisce qui
Un giorno scriverò qualcosa, non ho ancora idea di cosa scriverò, forse quando lo farò sarà tardi, o forse non avrò conosciuto abbastanza il mondo tanto da poterlo scrivere, scriverò di qualche posto, di qualche stato, di qualche persona che nel bene o nel male merita che si parli di se, chi lo sa, scriverò del pieno, scriverò del vuoto, scriverò del bello o magari del brutto, della vita o della morte, scriverò di storie vissute o di storie sentite, scriverò del giorno in cui mi sono innamorato o del giorno in cui avrò un figlio, scriverò di un viaggio, scriverò di mio padre, di mia madre, scriverò della mia terra, qualcuno me ne vorrà per questo, scriverò una canzone che parli di tutto questo, anzi no…… ne scriverò la musica, in modo che chi vorrà conoscermi, dovrà interpretarmi, dovrà ascoltarmi, dovrà vivermi…
Quando nel 1915 Edgar Lee Masters pubblicò l’ “Antologia di Spoon River” il successo fu così grande che si pensava che ogni americano, a meno che non fosse analfabeta, l’avesse letta; fu considerato in assoluto come il libro di poesie più letto fino a quel momento (e probabilmente è fino ad oggi una delle raccolte di liriche più conosciute al mondo). In Italia questa raccolta di poesie uscì quasi vent’anni dopo nel 1943.
L’ “Antologia di Spoon River” è una raccolta di epitaffi, ossia di iscrizioni tombali: Masters trascorse la sua infanzia a Petersburg, un piccolo villaggio sul fiume Sangamon, in vicinanza di una collina su cui sorge un vecchio cimitero chiamato Oakland o Oak Hills; a undici anni, con la famiglia si trasferì in un altro paese, a circa trenta miglia dal primo, chiamato Lewinstown dove scorre il fiume Spoon. L’autore stesso disse che cinquantatre epitaffi sono ispirati da personaggi di Petersburg e sessantasei da quelli di Lewistown. Si narrano anche delle leggende a riguardo: si dice che molti fossero infuriati col poeta per aver, seppure con falso nome, portato in pubblica piazza i propri affari personali e si parla dell’esistenza di una lista con tutti i nomi fittizi accanto a quelli veri cui si riferiscono.
Masters non usa la metrica, ma scrive in una forma che lui stesso definisce ” meno del verso e Continua a leggere…
La musica è l’arte della generazione e della combinazione di suoni che, secondo determinate leggi fisiche e convenzioni formali, esprimono e suscitano uno stimolo fisico ed emotivo attraverso l’apparato uditivo. La generazione dei suoni avviene, di norma, mediante la voce umana (canto) o mediante mezzi artificiali (strumenti) che, sfruttando i fenomeni dell’acustica, provocano la percezione uditiva e l’esperienza emotiva voluta dall’artista. Il significato del termine musica non è comunque univoco ed è molto dibattuto tra gli studiosi per via delle diverse accezioni utilizzate nei vari periodi storici. Etimologicamente deriva da Muse (figure della mitologia greca e romana) e viene accostato al termine sottinteso tecnica, che a sua volta deriva dal greco techne. In origine il termine musica non indicava una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di “perfetto” e “bello”.
Questo è quello che in origine doveva essere la musica in una delle sue accezioni più elevate, purtroppo quello che dovrebbe essere non coincide con quello che è, quindi capirete da voi che, e qui è inevitabile citare Max Gazzè, è semplice accorgersi quando una canzone “è solo un pretesto per far vibrare l’aria”.
In ogni caso senza dilungarmi troppo su quello che è diventato il “prodotto” musica in questi ultimi anni spero non dispiaccia se di seguito propongo alcuni brani, poesie o citazioni con cui sono cresciuto.